La risposta breve: gli orologi Gucci non sono mai stati fatti a Firenze. Dal 1972 il nome è stato dato in licenza a Severin Montres, l'azienda dell'americano Severin Wunderman, che li faceva produrre in Svizzera, nella zona di Bienne. Per questo sul quadrante c'è «Swiss Made» accanto al nome di una maison italiana: il disegno è di Firenze, il movimento è svizzero. La licenza durò fino al 1997, quando Gucci ricomprò l'azienda; nel 1998, ultimo anno sotto Wunderman, le vendite di orologi superarono i 550 milioni di dollari.

Severin Wunderman era un venditore di orologi quando conobbe Aldo Gucci, figlio del fondatore. Dall'incontro nacque prima un lavoro, poi un'amicizia, e infine la licenza per gli orologi, che la maggior parte delle fonti colloca nel 1972 — qualcuna la anticipa al 1968. Wunderman fondò Severin Montres per gestirla e spostò poi la sede in Svizzera, vicino alla produzione.
La sua idea commerciale fu diversa da quella delle case orologiere: vendere nei grandi magazzini invece che nelle gioiellerie, appoggiandosi al nome Gucci. Funzionò. Negli anni migliori il gruppo distribuiva in oltre quattromila punti vendita nel mondo e produceva più di un milione di orologi l'anno.
Nel 1997 Gucci riacquistò Severin Montres. Wunderman, legato da una clausola di non concorrenza di due anni, comprò poi la maggioranza di Corum appena scaduta. È morto nel 2008.
Il morsetto — l'Horsebit — nasce nel 1953 come ornamento di un mocassino, per iniziativa di Aldo Gucci. È la miniatura del morso delle briglie, e viene dal mondo dell'equitazione: negli anni in cui la maison si formava, era l'hobby di buona parte della sua clientela.
Sull'ispirazione precisa le versioni divergono: secondo una, Aldo lo pensò guardando la clientela di un albergo londinese; secondo un'altra, dopo un viaggio a New York. Nessuna delle due è documentata in modo indipendente, e vale la pena saperlo prima di ripeterle come fatti.
Sugli orologi il morsetto non compare quasi mai sul quadrante: sta sulla chiusura del bracciale, ed è il segno che permette di riconoscere la famiglia 1500L a colpo d'occhio.


L'elenco si aggiorna da solo e mostra solo gli esemplari disponibili in questo momento.
Chi cerca un Gucci vintage trova lo stesso riferimento datato 1985 da un venditore, 1996 da un altro e 2002 da un terzo. Non è malafede: Severin Montres ha prodotto le stesse referenze per anni, i numeri di cassa non sono pubblici e la maggior parte degli esemplari è arrivata fino a noi senza documenti. Un anno dichiarato senza una fonte è un'opinione.
Per questo nelle nostre schede l'anno compare solo quando è documentato — di solito dai libretti di garanzia nella scatola. Dove non lo è, non lo scriviamo, e preferiamo indicare il periodo in modo largo piuttosto che inventare una data precisa.
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Entrambe le cose. Il nome e il disegno sono italiani, la produzione è svizzera: dal 1972 la licenza era di Severin Montres, che faceva produrre nella zona di Bienne. Per questo sul quadrante si legge «Swiss Made».
Nella maggior parte dei casi non è determinabile con certezza: le stesse referenze sono rimaste in produzione per anni e i numeri di cassa non sono pubblici. L'unica prova affidabile è il libretto di garanzia datato. Diffidate di chi indica un anno preciso senza documenti.
Sul bracciale, come chiusura. Sulla famiglia 1500L è il segno che si riconosce per primo. Sul quadrante compare invece il logo con le due G, o la scritta Gucci.
Le versioni dorate sono in acciaio placcato oro, non in oro massiccio. Nelle nostre schede scriviamo sempre «placcato oro» per esteso: è una differenza di sostanza e si vede nel prezzo.