Sugli orologi che trattiamo la scelta è in gran parte già fatta: le maison di moda negli anni Ottanta e Novanta montavano quasi solo movimenti al quarzo. La domanda vera quindi non è quale dei due sia migliore — è una discussione vecchia e senza vincitore — ma che cosa chiede a chi lo porta un orologio al quarzo di trent'anni, e che cosa chiede invece uno a carica manuale della stessa età.

Nel quarzo una pila fa vibrare un cristallo a una frequenza fissa, e da quelle vibrazioni si ricava il secondo. Nella carica manuale una molla, che caricate voi girando la corona, si srotola attraverso una serie di ruote. Il primo chiede una pila ogni tanto, il secondo un gesto ogni giorno.
Poco, finché lo portate. Una pila dura in genere fra due e cinque anni — sui calibri piccoli da donna, che hanno pile piccole, si sta verso il basso di quell'intervallo. La precisione dichiarata dalle case è nell'ordine dei quindici secondi al mese: un orologio meccanico della stessa epoca, nella stessa giornata, può perderne altrettanti.
Continua ad andare mentre sta nel cassetto, e qui comincia il problema vero.
Una pila esaurita lasciata dentro l'orologio, prima o poi, perde. Quello che esce è corrosivo: attacca il filo di rame della bobina, ossida le piste del circuito e si deposita sui perni delle ruote. Il danno non si ferma da solo e non si vede da fuori finché l'orologio non smette di funzionare — spesso quando ormai non basta più cambiare la pila.
Succede soprattutto agli orologi tenuti nel cassetto, ed è il modo più comune in cui muore un quarzo vintage. È anche il più facile da evitare: se smettete di portarlo, fate togliere la pila. Un orologio senza pila aspetta anni senza danno; uno con dentro una pila morta no.
Un segnale da conoscere: se una pila nuova si scarica in poche settimane invece che in anni, quasi mai è colpa della pila. Di solito significa corrosione o un corto nel movimento, e l'orologio va aperto da un orologiaio prima che peggiori.
Tutti gli orologi che vendiamo partono con una pila nuova e il movimento controllato. Il consiglio vale per dopo, ed è il motivo per cui lo scriviamo anche se vendiamo quasi solo quarzo.
Qui il quarzo ha un limite che la meccanica non ha. Un movimento meccanico si ripara quasi sempre: le parti si rifanno, si trovano su movimenti donatori, si adattano. Un modulo al quarzo degli anni Novanta, se brucia, a volte semplicemente non si sostituisce più: la produzione è finita e i ricambi vengono da vecchie scorte, da rivenditori specializzati e da altri orologi smontati.
Non è un argomento per non comprare un quarzo — sono decine di migliaia di orologi che funzionano benissimo — ma è la ragione per cui la pila scarica conta così tanto. Il danno che si può evitare è l'unico su cui avete davvero potere.
Un gesto al giorno, possibilmente alla stessa ora: si gira la corona finché non si sente resistenza, e lì ci si ferma. Sugli orologi moderni la frizione impedisce di stringere oltre; su quelli d'epoca quella protezione spesso non c'è, quindi la regola «fermarsi alla resistenza» va presa alla lettera. E si carica con l'orologio tolto dal polso: caricandolo addosso si spinge la corona di traverso, e l'albero di carica è il pezzo che si rompe per primo.
Ogni tre-cinque anni, su un orologio di questa età, serve una revisione: l'olio secca, e un movimento che gira senza olio si consuma. Se resta fermo nel cassetto non succede nulla di male — a differenza del quarzo, non c'è niente dentro che possa perdere.
Su 69 orologi disponibili, 68 sono al quarzo e 1 a carica manuale. Non è una scelta editoriale: è quello che montavano le maison di moda in quegli anni. I pochi meccanici che passano da noi vengono da case orologiere vere.



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In genere fra due e cinque anni. Sui calibri piccoli da donna, che montano pile piccole, si sta verso i due-tre. Ogni orologio che vendiamo parte con una pila nuova.
No, ed è il consiglio più utile di tutta questa pagina. Una pila esaurita lasciata dentro perde e corrode il movimento dall'interno. Se l'orologio resta fermo a lungo, fate togliere la pila: senza, aspetta anni senza danno.
Dipende da che cosa si è rotto. Pila, contatti, guarnizioni, ruote: sì. Il modulo elettronico, se è bruciato, a volte non si trova più, perché la produzione è finita da tempo e i ricambi vengono da vecchie scorte o da altri orologi. È il limite del genere, e per questo conviene non far corrodere il movimento.
Sui movimenti moderni quasi no: una frizione ferma la carica. Su quelli d'epoca, come quelli che trattiamo, quella protezione spesso manca, quindi sì. La regola è semplice: girare finché non si sente resistenza e fermarsi lì, con l'orologio tolto dal polso.